Terza corsia A14, il Comitato per l’arretramento lancia l’allarme: «Con il nuovo PAI non si può fare»

PORTO SANT’ELPIDIO – La terza corsia dell’A14 nel sud delle Marche torna al centro del dibattito, con una presa di posizione netta del Comitato Arretramento A14 e FS Marche Sud. Secondo l’organizzazione, il nuovo Piano di assetto idrogeologico distrettuale avrebbe introdotto un quadro di vincoli tale da compromettere la possibilità di realizzare l’ampliamento autostradale. Da qui la richiesta rivolta a Governo, Autostrade per l’Italia e Regione Marche di chiarire pubblicamente quale futuro attenda il progetto.

Il Comitato sostiene di segnalare da anni le criticità legate alla stabilità dei versanti lungo il tracciato dell’A14, richiamando le classificazioni contenute nei precedenti strumenti di pianificazione regionale. Con l’adozione del nuovo PAI Frane, a suo giudizio, gli ostacoli sarebbero diventati ancora più rilevanti. Una valutazione che, sottolinea il gruppo, non dipenderebbe da una contrarietà politica all’opera, ma da questioni legate alla sicurezza del territorio e alla fattibilità degli interventi.

Il nuovo Piano e i rischi lungo la costa

Il riferimento è alla deliberazione della Conferenza istituzionale permanente n. 68 del 26 maggio 2026, con cui è stato adottato il Piano di bacino stralcio per l’assetto idrogeologico relativo al rischio da frana, insieme alle misure di salvaguardia per il distretto idrografico dell’Appennino centrale. Il Comitato richiama inoltre la pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale del 4 giugno 2026, sostenendo che le nuove perimetrazioni e le relative norme siano ormai vincolanti per la pianificazione e la realizzazione delle opere.

Nel documento diffuso il 20 ottobre, l’attenzione si concentra sul tratto autostradale compreso tra Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Pedaso, Grottammare e San Benedetto del Tronto. In quest’area, secondo la ricostruzione del Comitato, le mappe aggiornate individuerebbero estese porzioni di territorio caratterizzate da pericolosità da frana elevata o molto elevata.

A rendere delicato il quadro sarebbero la conformazione geologica dei versanti, la presenza di terreni argillosi e pelitico-arenacei e la possibilità che precipitazioni intense riattivino movimenti franosi. Il problema, evidenzia il Comitato, riguarda anche la concentrazione di infrastrutture lungo la fascia adriatica: oltre all’A14, corrono infatti la linea ferroviaria e la statale 16. Un dissesto significativo potrebbe quindi avere ripercussioni sulla viabilità e sui collegamenti ferroviari.

«Persi sei anni, ora serve una scelta politica»

Secondo il Comitato, il nuovo piano avrebbe ampliato le aree sottoposte a classificazioni di rischio più severe rispetto agli strumenti precedenti. A incidere sarebbero l’uniformazione dei criteri di valutazione a livello distrettuale, l’aggiornamento delle conoscenze sui fenomeni franosi e l’estensione delle misure di salvaguardia anche a porzioni di versante potenzialmente coinvolte da instabilità.

Da questa lettura deriva la richiesta di abbandonare le prospettive considerate non più praticabili e di individuare una soluzione alternativa. «La terza corsia non si può fare non perché qualcuno non la vuole, ma perché le normative di sicurezza lo impediscono», è la posizione espressa dal Comitato, che accusa le istituzioni di aver lasciato trascorrere inutilmente gli ultimi sei anni senza affrontare in modo concreto il problema.

La proposta rilanciata è la realizzazione di una nuova bretella autostradale arretrata, da Porto Sant’Elpidio a Teramo, da affiancare all’attuale A14. L’obiettivo sarebbe alleggerire la pressione sul corridoio costiero e garantire collegamenti più affidabili, riducendo la dipendenza da un tratto infrastrutturale che attraversa aree considerate fragili.

Il Comitato chiede quindi a Governo, Aspi e Regione Marche di assumere una posizione chiara, anche per rispetto degli automobilisti che ogni giorno affrontano le criticità della tratta. Resta da verificare, sul piano tecnico e amministrativo, se e in quale misura le nuove disposizioni del PAI siano effettivamente incompatibili con le diverse ipotesi progettuali per la terza corsia: una valutazione