CONI – Un movimento sportivo solido, capace di ottenere risultati di rilievo a livello agonistico e di coinvolgere un numero significativo di praticanti. Ma anche un sistema che deve fare i conti con le difficoltà delle società, alle prese con nuove regole e costi di gestione, e con impianti che necessitano di interventi di manutenzione e riqualificazione. È la fotografia dello sport marchigiano tracciata da Fabio Luna, presidente del Coni Marche, all’inizio del suo terzo mandato alla guida del comitato regionale.
«Lo stato di salute dello sport nella nostra regione è abbastanza buono, sia per quanto riguarda i risultati agonistici sia, soprattutto, per l’attività di base», sottolinea Luna. Tra i risultati più recenti cita le prestazioni di Gianmarco Tamberi e Sofia Raffaeli, ma anche quelle ottenute ai Giochi del Mediterraneo, dove hanno partecipato 16 atleti marchigiani nati e cresciuti nella regione, 14 dei quali sono saliti sul podio. Il vero obiettivo, tuttavia, va oltre le medaglie. «La sfida più importante è fare in modo che la base continui a crescere. Lo sport non serve soltanto a creare campioni e a regalarci soddisfazioni agonistiche: oggi più che mai rappresenta un valore sociale».
Società sportive, le difficoltà dopo pandemia e riforme
A preoccupare il presidente del Coni Marche è la tenuta delle associazioni e delle società sportive, chiamate negli ultimi anni ad affrontare una serie di cambiamenti e difficoltà. Dalle conseguenze della pandemia ai rincari legati alla gestione degli impianti, passando per gli effetti del terremoto e per le novità normative introdotte dalla riforma dello sport e dalla disciplina sul lavoro sportivo, il settore ha dovuto misurarsi con una fase complessa. «La base è stata un po’ terremotata da tutte queste vicende, non soltanto nelle Marche, anche se nella nostra regione abbiamo dovuto fare i conti pure con le conseguenze del sisma. Dobbiamo fare in modo che queste difficoltà non incidano sulla passione di chi porta avanti le società e non inducano a rinunciare all’attività o a non riaffiliarsi. Sarebbe una sconfitta per tutti».
I dati, intanto, restituiscono un quadro incoraggiante. Secondo i numeri dello sport relativi al 2024 richiamati da Luna, le Marche si collocano al quarto posto in Italia per numero di tesserati in rapporto alla popolazione, con oltre 13mila iscritti ogni 100mila abitanti, contro una media nazionale di poco superiore ai 10mila. «Se consideriamo le regioni a statuto ordinario, possiamo parlare di un primato», evidenzia il presidente. Un risultato che si accompagna alla capillarità delle società sportive: nelle Marche se ne contano oltre 160 ogni 100mila abitanti, a fronte di una media nazionale di 104. «Sono numeri importanti, che fotografano la vitalità del nostro tessuto sportivo».
Sport e turismo, un binomio strategico per le Marche
Un patrimonio che può produrre benefici anche al di fuori del mondo agonistico. Per Luna, infatti, lo sport rappresenta uno strumento sempre più importante per promuovere il territorio, attirare visitatori e contribuire a distribuire i flussi turistici durante tutto l’anno, oltre i tradizionali mesi estivi. «Il binomio tra sport e turismo è fondamentale. Le Marche stanno registrando risultati positivi sul fronte turistico e l’obiettivo è riuscire ad attrarre persone anche al di fuori del periodo giugno-agosto. In questo senso, gli eventi sportivi possono svolgere un ruolo decisivo».
A dimostrarlo sono i numeri legati alle manifestazioni ospitate nella regione. Il Palacasali di Ancona, struttura al coperto dedicata all’atletica leggera, ha accolto tra gennaio e la fine di marzo-inizio aprile dello scorso anno circa 25mila atleti iscritti alle competizioni. Considerando anche genitori e accompagnatori, secondo la stima proposta da Luna, le presenze complessive possono arrivare a circa 70mila persone in pochi mesi.
Un flusso che genera ricadute su alberghi, ristorazione, commercio e servizi. Non a caso, il Coni Marche partecipa da alcuni anni alla Borsa internazionale del turismo di Milano, dove nell’ultima edizione ha presentato oltre cento eventi sportivi di livello nazionale e internazionale, già svolti o in programma. Tra gli appuntamenti ricordati dal presidente figurano i grandi eventi di atletica e ginnastica, le manifestazioni ospitate a Porto Sant’Elpidio, il Giro d’Italia e la finale di Champions League di calcio a cinque.
L’impatto economico può essere significativo. «Da uno studio che abbiamo realizzato nel 2018 emergeva che ogni euro investito in un evento sportivo produceva sul territorio una ricaduta economica di almeno nove euro. È un dato che dovremo aggiornare, ma che aiuta a comprendere quanto queste iniziative possano essere importanti non soltanto per la promozione turistica, ma anche per l’economia marchigiana».
Impianti sportivi, la priorità è riqualificare
Se il movimento sportivo regionale può contare su una rete diffusa di società e su una buona dotazione di strutture, il capitolo degli impianti resta uno dei più delicati. Secondo Luna, le Marche si trovano in una situazione complessivamente migliore rispetto ad altre realtà italiane, ma questo non significa che manchino problemi. «A livello di grandi impianti sportivi non siamo messi male. La criticità riguarda soprattutto la manutenzione e la riqualificazione delle strutture esistenti, che hanno mediamente 25-30 anni e sulle quali non sempre sono stati effettuati interventi adeguati».
La strategia, quindi, non può limitarsi alla realizzazione di nuovi spazi. Occorre recuperare e rendere più efficienti quelli già disponibili, così da garantire alle società condizioni adeguate per svolgere le proprie attività. All’interno di questo percorso si inserisce anche il tema dell’accessibilità per le persone con disabilità e per gli atleti paralimpici. «Troppo spesso ci troviamo ancora di fronte a impianti non accessibili, in alcuni casi persino privi di servizi igienici adeguati per le persone con disabilità. È una situazione che non possiamo più tollerare».
Luna riconosce la sensibilità dimostrata dalla Regione Marche, che negli ultimi anni ha pubblicato bandi dedicati alla riqualificazione degli impianti sportivi, ma invita a proseguire con decisione su questa strada. «Abbiamo una buona dotazione di strutture, ma dobbiamo mettere mano a quelle esistenti. Servono investimenti costanti per la manutenzione, la messa a norma e l’abbattimento delle barriere. Il lavoro da fare è ancora tanto».
La sfida del terzo mandato passa dunque dalla capacità di preservare la vitalità del movimento sportivo marchigiano, sostenere le società e trasformare gli impianti in luoghi realmente aperti a tutti. Perché i risultati agonistici restano importanti, ma il valore dello sport si misura anche nella possibilità, per ogni cittadino, di praticarlo e sentirsi parte di una comunità.
