FERMO – Il tema della sicurezza a Lido Tre Archi torna al centro del dibattito dopo la bocciatura in Consiglio comunale della proposta relativa all’istituzione di un presidio della Polizia Locale nel quartiere. A intervenire è Renzo Paccapelo di Confabitare Fermo, che critica duramente l’atteggiamento delle istituzioni e chiede un cambio di passo nell’affrontare le problematiche della zona.
Secondo Paccapelo, il richiamo del sindaco alla collaborazione tra istituzioni rappresenterebbe l’ennesimo tentativo di condividere responsabilità senza affrontare concretamente le criticità: «Quando non si sa dove mettere le mani parte la chiamata alla corresponsabilità. Si parla di fare gioco di squadra, ma la domanda è: per fare cosa?».
Nel mirino finiscono anche i precedenti strumenti messi in campo sul fronte della sicurezza, dai comitati per l’ordine e la sicurezza ai protocolli di collaborazione, che secondo Confabitare non avrebbero prodotto risultati sufficientemente visibili sul territorio.
Particolare attenzione viene posta sulla Polizia Locale. «Il Consiglio comunale ha detto no al presidio a Lido Tre Archi – sostiene Paccapelo –. Gli uomini sono pochi e negli ultimi dieci anni l’Amministrazione comunale non avrebbe investito adeguatamente nel reintegro dell’organico, nella formazione e nella struttura organizzativa del Corpo».
Per il rappresentante di Confabitare, sarebbe inoltre necessario valutare l’estensione del progetto Strade Sicure anche alla provincia di Fermo, così da rafforzare la presenza dello Stato in un territorio che, secondo la sua analisi, presenta criticità ormai da diversi anni.
Paccapelo contesta anche la mancata attivazione di strumenti di presidio alternativi. Tra gli esempi cita il camper della Polizia Locale, che a suo avviso potrebbe essere utilizzato non soltanto durante le festività, ma come punto mobile di presenza e controllo nei quartieri maggiormente problematici.
«Sarebbe bastato anche un segnale per dimostrare un’inversione di tendenza – afferma –. Utilizzare il camper come presidio mobile avrebbe rappresentato una scelta concreta».
Nella sua analisi, il rappresentante di Confabitare passa poi in rassegna diverse questioni che, a suo giudizio, continuano a interessare Lido Tre Archi: la presenza di nuclei nomadi nonostante le ordinanze, le tensioni tra gruppi di diversa etnia, il fenomeno dello spaccio, le occupazioni abusive e le condizioni di alcuni immobili.
A queste problematiche, sostiene Paccapelo, si sarebbe aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione: il possibile ingresso di interessi criminali nella gestione degli immobili e delle amministrazioni condominiali. Un’ipotesi che, precisa, meriterebbe verifiche e approfondimenti da parte delle autorità competenti.
Confabitare chiede inoltre maggiore chiarezza sui controlli effettuati negli immobili del quartiere, compresi quelli relativi alle condizioni igienico-sanitarie, alla regolarità delle occupazioni e al rispetto delle prescrizioni previste nei casi di detenzione domiciliare.
Non manca infine un riferimento al degrado urbano. Paccapelo cita, tra le altre criticità, le condizioni delle infrastrutture, la mancanza di un marciapiede in via Nenni e il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti, che secondo la sua denuncia sarebbe alimentato anche da persone e attività provenienti da altre zone.
«E le costose telecamere a cosa servono? Dove volgono lo sguardo?», domanda provocatoriamente il rappresentante di Confabitare, chiedendo maggiore efficacia nelle attività di controllo.
In conclusione, Paccapelo afferma di guardare ora con attenzione a un possibile intervento del Governo: «Dopo l’indignazione per quanto accaduto e per quanto potrà accadere, non resta che confidare in un interessamento del ministro dell’Interno, per una provincia purtroppo mal rappresentata politicamente e poco efficace nel rapporto istituzionale».
