Sant’Elpidio a Mare, AVS: “Negato il confronto su appalti e salari dignitosi”

SANT’ELPIDIO A MARE – È polemica a Sant’Elpidio a Mare dopo l’ultima seduta del Consiglio comunale. La coalizione composta da AVS e Progetto Democratico interviene sulla mancata discussione della mozione presentata sul tema del lavoro dignitoso e della tutela delle retribuzioni negli appalti pubblici, contestando la scelta della maggioranza di fermare il confronto attraverso una pregiudiziale.

“Siamo amareggiati per la scelta della maggioranza di non consentire nemmeno la discussione della mozione”, affermano Luca Franca e Monia Morlacco, della segreteria del Circolo Sinistra Italiana – AVS di Sant’Elpidio a Mare.

La pregiudiziale della maggioranza

Secondo quanto riferito dalla coalizione di opposizione, durante il Consiglio comunale di mercoledì sera la maggioranza avrebbe scelto di presentare una pregiudiziale, sostenendo che la materia non rientrasse tra le competenze dell’assise comunale.

Una posizione che AVS e Progetto Democratico definiscono difficilmente sostenibile, richiamando il fatto che diversi enti locali e regionali hanno già affrontato temi analoghi attraverso mozioni, indirizzi politici e provvedimenti amministrativi.

Il riferimento agli altri enti

Nel documento diffuso dalla coalizione vengono citati alcuni esempi: il Comune di Firenze, con atti dedicati alle maggiori tutele negli appalti pubblici dell’ente; il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, che ha discusso una mozione sul salario minimo negli appalti; e la Regione Puglia, intervenuta con una legge sulla tutela della retribuzione minima nei contratti pubblici.

“Se la materia fosse davvero estranea alle competenze degli enti locali – sostengono Franca e Morlacco – sarebbe difficile spiegare perché tanti Consigli comunali e regionali abbiano potuto discuterne e assumere posizioni politiche”.

Il nodo della mozione

La proposta presentata dalla coalizione di opposizione non chiedeva, spiegano i promotori, l’introduzione di un salario minimo nazionale, tema che resta di competenza del legislatore, ma puntava a utilizzare gli strumenti disponibili da parte dell’amministrazione comunale.

L’obiettivo indicato era quello di promuovere il rispetto dei contratti collettivi, contrastare il dumping contrattuale e garantire maggiore attenzione alla qualità del lavoro negli appalti pubblici.

Il riferimento ai 10 euro lordi all’ora

Al centro del dibattito anche il riferimento contenuto nella mozione ai 10 euro lordi all’ora come parametro di orientamento politico per una retribuzione ritenuta dignitosa.

“Non rappresentava una pretesa di sostituirsi alla normativa nazionale – chiariscono dall’opposizione – ma un richiamo alla necessità di garantire retribuzioni realmente dignitose”.

Secondo AVS e Progetto Democratico, qualora quel punto non fosse stato condiviso dalla maggioranza, la soluzione avrebbe dovuto essere il confronto in aula: “Discutere, modificare, proporre un emendamento. Non impedire il confronto”.

“Il lavoro dignitoso dovrebbe essere un terreno comune”

La coalizione sottolinea inoltre di non aver voluto trasformare la questione in uno scontro politico o ideologico.

“Il tema della dignità del lavoro dovrebbe rappresentare un terreno comune, sul quale confrontarsi con serietà e responsabilità, indipendentemente dagli schieramenti”, si legge nella nota.

Per i rappresentanti di AVS e Progetto Democratico, il Consiglio comunale avrebbe dovuto essere il luogo naturale per un confronto aperto, anche attraverso eventuali modifiche alla proposta iniziale.

“Il confronto democratico serve proprio a questo: migliorare gli atti e trovare soluzioni nell’interesse della comunità”, affermano.

La vicenda, secondo l’opposizione, non riguarda soltanto una mozione, ma un tema più ampio legato alla qualità del lavoro e dei servizi pubblici.

“Continueremo a portare avanti questa battaglia – concludono Franca e Morlacco – perché crediamo che il lavoro dignitoso, il rispetto dei contratti e la tutela dei lavoratori siano principi che appartengono alla nostra Costituzione e alla nostra comunità”.

“Perché discutere non significa dividersi. Significa assumersi la responsabilità di affrontare i problemi reali delle persone”, è la conclusione affidata alla nota della coalizione.