Provincia di Fermo, le rette degli asili nido sono tre le più care delle Marche

FERMO – Nelle Marche il costo degli asili nido continua a rappresentare un ostacolo concreto per molte famiglie. Per l’anno educativo 2025/2026, il quadro che emerge è quello di una Regione collocata complessivamente in una fascia intermedia rispetto alla media nazionale, ma attraversata da profonde disuguaglianze territoriali che producono trattamenti molto diversi a parità di reddito.

A evidenziarlo è l’indagine sui servizi educativi alla prima infanzia condotta dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL Nazionale, con un focus specifico del Centro Studi UIL Marche sui capoluoghi di provincia. Dai regolamenti comunali emerge un sistema tariffario frammentato, che incide direttamente sull’accesso ai servizi.

«Queste differenze non sono neutre – spiega Antonella Vitale, responsabile del Centro Studi UIL Marche –. Un sistema così disomogeneo disincentiva l’accesso ai servizi educativi nei Comuni più onerosi, penalizza soprattutto i nuclei monoreddito, incide sull’occupazione femminile, alimenta disuguaglianze educative precoci e contribuisce, nel medio periodo, al calo demografico».

Con un ISEE pari a 15.000 euro, la retta media mensile nelle Marche si attesta intorno ai 238 euro, al di sotto della media nazionale di 293 euro. Ma all’interno della Regione le differenze sono marcate: si va dai 156 euro di Pesaro e dai 167 euro di Macerata, ai 272,70 euro di Ancona, fino ai 275 euro di Urbino, ai 277,80 euro di Ascoli Piceno e ai 280 euro di Fermo.

Il divario si accentua ulteriormente nella fascia ISEE di 25.000 euro. In questo caso la retta media regionale sale a 326 euro mensili, contro una media nazionale di 407 euro, ma la forbice tra i Comuni si amplia: dai 204 euro di Macerata ai 272,70 euro di Ancona, ai 320 euro di Fermo, ai 338 euro di Urbino, fino a superare i 400 euro mensili ad Ascoli Piceno (404 euro) e Pesaro (414,51 euro).

«Questa frammentazione – sottolinea la segretaria generale della UIL Marche, Claudia Mazzucchelli – non è casuale, ma frutto di una scelta strutturale: i nidi continuano a essere considerati servizi pubblici a domanda individuale, lasciando ai Comuni un’ampia discrezionalità tariffaria». Un’impostazione che, secondo il sindacato, penalizza giovani coppie, famiglie monoreddito e territori interni già colpiti da spopolamento e carenza di servizi.

Il rischio, avverte la UIL, è duplice: esclusione educativa precoce da un lato e indebolimento del tessuto sociale e produttivo dall’altro, con ricadute dirette su occupazione femminile e natalità. «I servizi per la prima infanzia – conclude Mazzucchelli – non possono essere una voce residuale di bilancio, ma una vera infrastruttura sociale, al pari della scuola e della sanità. Servono fondi stabili, criteri vincolanti e la piena attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, affinché l’accesso al nido non sia una lotteria territoriale, ma un diritto garantito a tutte le bambine e a tutti i bambini».