Octopus Energy, costruire il futuro partendo dalle persone: la rivoluzione di Giorgio Tomassetti

STORIE DI VALORE – Ci sono aziende che crescono seguendo il mercato e altre che scelgono di cambiarlo. Octopus Energy appartiene alla seconda categoria. In pochi anni è entrato nella top ten dei fornitori italiani di energia, rivoluzionando un settore rimasto immobile per decenni. Dietro questa crescita c’è Giorgio Tomassetti, 36 anni, CEO di Octopus Energy Italia, un manager che ha trasformato una visione in un progetto imprenditoriale capace di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e valore umano.

La sua storia inizia lontano dall’energia. Dopo un’esperienza nella consulenza bancaria a Milano, osservando la rivoluzione della fintech, Tomassetti comprende che anche il settore energetico avrebbe presto vissuto una trasformazione analoga. «Era un mondo fermo da troppo tempo», racconta. Da quella intuizione nasce la scelta di studiare da zero un mercato complesso con l’obiettivo di rendere più semplice, trasparente e vicino alle persone.

Il risultato è un modello che considera la tecnologia uno strumento e non una fine. Mentre molti vedevano nelle energie rinnovabili un limite a causa della loro intermittenza, Octopus ha deciso di trasformare quella criticità in un’opportunità. Attraverso piattaforme digitali e gestione intelligente dei consumi, l’azienda dimostra che il futuro dell’energia passa dalla capacità di governare il cambiamento, non di subirlo.
La rivoluzione, però, non è soltanto tecnologica. È soprattutto culturale. Per Tomassetti il vero problema del mercato energetico non è mai stato il consumatore, ma un settore incapace di parlare un linguaggio comprensibile. Per questo Octopus ha costruito un rapporto fondato sulla semplicità, sulla trasparenza e su una comunicazione profondamente umana, rappresentata anche dalla mascotte Constantine, simbolo di un’energia che vuole essere finalmente accessibile.

La crisi energetica degli ultimi anni, secondo il manager, non nasce dalle tensioni geopolitiche più recenti, ma da una dipendenza strutturale dalle fonti fossili. «Non servono soltanto bonus o interventi emergenziali», sostiene, «ma una strategia che investa sulle rinnovabili, sulla tecnologia e sulla consapevolezza». È proprio durante la crisi del 2022 che Octopus decide di lanciarsi in Italia, forte di un modello già sperimentato nel Regno Unito, dove in pochi anni i clienti sono passati da due a otto milioni.

Visitando la sede di Ancarano, al confine tra Marche e Abruzzo, si percepisce immediatamente questa filosofia. Ambienti aperti, spazi condivisi e un’organizzazione costruita per favorire collaborazione e responsabilità, con un atteggiamento proattivo nei confronti dei lavoratori, gestione autonoma con supervisione di manager che gestiscono per comparti, ma soprattutto, spiccano professionalità ed energia dell’etica del lavoro.
Oggi il gruppo conta quasi 300 collaboratori e sedi anche a Milano e Roma, ma Tomassetti ricorda con emozione i primi uffici, quando bastava una piccola stanza e cinque persone per sentirsi parte di qualcosa di straordinario.
Il cuore della sua leadership è racchiuso in tre parole: determinazione, fiducia e esempio. Determinazione per continuare a credere nella propria idea anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta. Fiducia, quella che lui stesso definisce una sorta di “ingenua ostinazione”, indispensabile per innovare. Ed esempio, perché un leader deve essere disposto a fare ogni lavoro, a confrontarsi ancora oggi con i clienti ea dimostrare concretamente ciò che chiede agli altri.

Per Tomassetti fare impresa significa soprattutto riportare ogni giorno le persone sulla missione aziendale. Il rischio più grande, spiega, è perdere il buon senso, complicando processi che potrebbero rimanere semplici. È proprio il buon senso, invece, il valore che distingue Octopus: una cultura aziendale nella quale il benessere non si misura attraverso benefit esibiti come strumenti di marketing, ma nella possibilità offerta a ciascuno di sentirsi protagonista di un progetto comune.

Per questo l’azienda non punta semplicemente su politiche di welfare tradizionali. L’obiettivo è costruire un ambiente in cui ogni collaboratore possa crescere, assumersi responsabilità e contribuire realmente allo sviluppo dell’impresa. Anche i gesti apparentemente semplici diventano significativi solo quando sono espressione di una cultura autentica e non di una strategia d’immagine.

Accanto all’imprenditore emerge anche l’uomo. Alla domanda su chi sia la persona più importante della sua vita, Tomassetti risponde senza esitazione: la figlia di cinque anni, capace di ricordargli ogni giorno quali siano le vere priorità.
L’ultima riflessione è rivolta ai giovani che sognano di fare impresa. Il suo consiglio è tanto semplice quanto controcorrente: non inseguire il titolo di imprenditore, ma una passione autentica. Se un progetto continua a vivere anche quando nessuno ci crede, quando non produce guadagni e tutti suggeriscono di lasciar perdere, allora forse quella è davvero la strada giusta.

La storia di Giorgio Tomassetti dimostra che la vera innovazione non nasce soltanto dalla tecnologia. Nasce dalla capacità di mettere insieme competenza, coraggio e umanità. Perché il futuro dell’energia, prima ancora che nei numeri o negli algoritmi, si costruisce attraverso una nuova cultura d’impresa, capace di mettere le persone al centro di ogni scelta.