Liste d’attesa, case di comunità e il punto sui nuovi ospedali: l’intervista al direttore dell’Ast Fermo Roberto Grinta

FERMO – Abbiamo intervistato il direttore dell’Azienda Territoriale Sanitaria di Fermo, il dottor Roberto Grinta.

Direttore, le settimane scorse abbiamo assistito alla nomina di Paolo Calcinaro come assessore alla sanità regionale e una delle prime problematiche che dovrà affrontare sarà quella delle liste d’attesa. Com’è la situazione nel Fermano?

La situazione è simile a quella nella Regione e a livello nazionale. Il problema è che c’è un aumento di richiesta delle prestazioni e a questo aumento di fabbisogno dobbiamo rispondere in maniera pedissequa. Si sta cercando di fare il possibile e recuperare le prestazioni che hanno un’attesa maggiore. Per quanto riguarda la parte della diagnostica abbiamo aumentato il numero delle prestazioni e abbiamo aumentato l’attività sul territorio dove siamo partiti con la telemedicina. Dall’altro canto abbiamo utilizzato dei fondi per assumere professionisti su prestazioni che sono più in ritardo. Il nuovo assessore Calcinaro dovrà rispondere a tutta la sanità regionale e gli auguro di fare un buon lavoro.

Grinta, com’è cambiata la sanità fermana nei suoi anni da direttore generale?

Nel 2023 è partita la nuova riforma sanitaria e le aziende sanitarie territoriali sono più attente ai territori. L’azienda sanitaria unica regionale è molto complessa che si era allontanata dai cittadini e la riforma vuole sempre di più attenzionare le problematiche sui territori. In questi anni si è data molta attenzione alla parte dell’attività ospedaliera concentrando in ambiente chirurgico interventi ad elevata complessità e questo ha portato l’acquisizione del robot chirurgico. Poi anche la possibilità di aver portato l’emodinamica che via via stiamo potenziando perché le rete tempodipendenti all’interno della Regione Marche sono fondamentali e la possibilità di intervenire nei tempi più rapidi possibili nell’infarto del miocardio è fondamentale. Abbiamo spunto anche sulla parte del territorio con le case di comunità, uno strumento importante che consente di avere i medici di medicina generale dentro queste strutture che hanno la possibilità di lavorare h12 e h24. Il caso più eclatante è Sant’Elpidio a Mare e Montegiorgio che stanno dando grandi risultati visto che si è osservato che i dati di accesso in questi comuni rispetto agli altri comuni nel fermano, c’è una richiesta di accesso al Pronto soccorso di un 30% in meno.

Parliamo dei nuovi ospedali. Quello di Amandola è stato inaugurato e sta andando a regime, quello di Campiglione è prossimo all’apertura. Può farci un bilancio?

Due nuovi ospedali sono una grande opportunità e di questo dobbiamo ringraziare la Regione. Quello di Amandola è un’ospedale in zona disagiata che deve avere alcune caratteristiche e entro la fine dell’anno partiremo con l’endoscopia digestiva ed è nostra intenzione potenziare sempre di più questo ospedale perché non deve essere solo un nosocomio per la provincia fermana ma deve essere di aiuto per tutto il territorio della comunità montana di Ascoli e Macerata. L’ospedale di Campiglione possiamo dire che entro la fine dell’anno la ditta, che vorrei ringraziare, terminerà i lavori. Poi avremo un 2/3 mesi di rifiniture e ci sarà tutto un percorso di autocertificazione e accreditamento e si potrà iniziare a pensare ad un eventuale inaugurazione e al trasferimento nella seconda parte del 2026. Volevo ringraziare tutti i miei collaboratori che lavorano in maniera intensa giorno e notte. L’ospedale di Campiglione dovrà avere la sua connotazione soprattutto nella fase acuta e quindi spostare la fase di post acuzia sul territorio.

L’ultima domanda voglio fargliela sui fondi Pnrr. Sono arrivati tanti soldi anche per il settore della sanità. Quali opportunità ci saranno per il Fermano?

I fondi del Pnrr sono importanti perché permettono di organizzare la sanità sul territorio e di riposizionare strutture che prima avevano la necessità di essere rimesse a norma. L’investimento nel Fermano è di circa 9,7 milioni e sono dislocati prima per le due centrali operative a Fermo e Montegranaro, attive e funzionanti, che sono il luogo d’incontro della richiesta tra l’ospedale e il territorio. Dentro queste centrali abbiamo posizionato il punto unico di accesso. Poi abbiamo le case di comunità in dirittura di arrivo (i tempi sono marzo 2026). Entro la fine dell’anno termineremo Petritoli, tra un mese Montegranaro e poi abbiamo la parte più importante che è quella di Porto San Giorgio. È una grande sfida perché la popolazione sta invecchiando sempre di più e le richieste del fabbisogno sanitario nella fascia d’età over 70 anni prende il doppio delle risorse del finanziamento sanitario per ogni paziente. Dobbiamo essere bravi ad intercettare e prevenire le patologie e questo sarà compito delle nuove case di comunità.