FERMO – Il tema delle indennità della Giunta comunale e l’ingresso del nono assessore riaccendono il confronto politico a Fermo. A intervenire è la lista “La Città che Vogliamo”, che contesta sia l’entità delle indennità riconosciute agli amministratori sia le ragioni politiche che, secondo il gruppo, avrebbero portato all’ampliamento dell’esecutivo.
La lista parte proprio dalle cifre emerse nelle ultime settimane: 5.796 euro lordi mensili per ciascuno degli otto assessori e 7.245 euro per il vicesindaco Torresi. Numeri che, secondo “La Città che Vogliamo”, assumono un peso particolare se rapportati alla situazione economica della città, che il gruppo descrive come caratterizzata da livelli di reddito tra i più bassi delle Marche.
Da qui il confronto con una proposta avanzata durante la campagna elettorale dalla coalizione di centrosinistra: destinare almeno il 30% delle indennità del sindaco e della Giunta alla costituzione di un fondo destinato a sostenere servizi sociali, famiglie in difficoltà e persone in condizioni di fragilità.
«Amministrare una città significa anche chiedersi come trasformare le risorse pubbliche in opportunità concrete per chi ne ha più bisogno», sostiene la lista, che individua proprio nella gestione delle indennità una differenza tra due diverse concezioni dell’attività politica: quella intesa come servizio alla comunità e quella che, a suo giudizio, finisce invece per concentrarsi sulla distribuzione degli incarichi.
Nel documento viene poi richiamata la vicenda di Francesco Trasatti, che, dopo il passaggio della lista all’opposizione in seguito alla svolta politica dell’amministrazione Calcinaro, si dimise dalla presidenza del Consiglio comunale rinunciando alla relativa indennità, pur non essendo tenuto a farlo.
Il gruppo cita anche il caso dell’assessora Lanzidei, eletta nelle fila della lista e successivamente non più rappresentativa del gruppo. “La Città che Vogliamo” sottolinea di non aver avanzato richieste di incarichi, nonostante, secondo quanto riferito, l’allora sindaco Calcinaro avesse prospettato anche la possibilità di un nono assessorato.
La conclusione della lista è netta: «Non eravamo interessati alle poltrone».
È proprio il nono assessore a rappresentare oggi, secondo il gruppo, uno dei principali elementi di critica. La lista sostiene infatti di non riuscire a individuare quali siano le deleghe strategiche che renderebbero necessario il nuovo incarico e interpreta l’operazione come un possibile riequilibrio politico interno alla maggioranza.
A sostegno della propria lettura, “La Città che Vogliamo” richiama anche la recente convention di Forza Italia a Servigliano, alla quale, secondo quanto riportato nel documento, erano presenti l’assessore Salvatelli, il capogruppo di Insieme per Scarfini Scaloni e il consigliere Cinti.
Il gruppo precisa di non voler entrare nel dibattito sulla definizione di un “civismo puro”, ma sostiene che il quadro politico fermano sia ormai cambiato rispetto al passato. Secondo la lista, Calcinaro e Scarfini si muoverebbero oggi all’interno di un’area politica chiaramente riconducibile al centrodestra, mentre il precedente progetto civico e trasversale avrebbe progressivamente assunto una natura differente.
Da qui anche la provocazione contenuta nel documento: «Da progressisti a conservatori della poltrona il passo è stato sorprendentemente breve».
La critica viene poi estesa al percorso politico di Paolo Calcinaro, con particolare riferimento al suo ingresso nella Giunta regionale. Secondo “La Città che Vogliamo”, la vicenda dimostrerebbe come un’esperienza civica nata al di fuori dei tradizionali schieramenti possa trasformarsi in uno strumento di accesso alla politica regionale e, potenzialmente, nazionale.
Al di là delle singole ambizioni personali, però, la lista sostiene che il vero tema debba essere il futuro della città.
«Mentre la politica si divide tra incarichi, deleghe, equilibri e riposizionamenti – afferma il gruppo – Fermo continua ad avere bisogno di lavoro, servizi, attenzione alle fragilità, infrastrutture, cultura e di una visione per i prossimi dieci anni».
La conclusione ribadisce quindi la scelta di rimanere all’opposizione e di concentrare l’attività politica sulle esigenze della comunità: «La politica deve tornare ad essere uno strumento per cambiare la città e non un mezzo ipocrita di carrierismo e occupazione del potere».
