FERMO – La fusione di Solgas in Astea Energia è stata approvata dal Consiglio comunale di Fermo, ma il provvedimento lascia aperto un duro confronto politico. A prendere posizione sono i consiglieri di minoranza di Fratelli d’Italia e Uniti per Tosoni, che contestano nel merito l’operazione e le modalità con cui è arrivata al voto.
La seduta si è protratta fino a tarda notte e, secondo quanto riferito dai gruppi di opposizione, tutte le minoranze avevano chiesto un rinvio della discussione. Una richiesta che non è stata accolta. Al momento del voto, i consiglieri di minoranza non hanno partecipato alla votazione, mentre il provvedimento è stato approvato dai soli esponenti della maggioranza presenti.
Al centro delle critiche c’è soprattutto l’impatto economico dell’operazione. Il centrodestra sostiene di aver evidenziato durante il confronto consiliare il rischio che il Comune possa rinunciare a un introito che, secondo la minoranza, avrebbe potuto raggiungere 5,3 milioni di euro attraverso l’esercizio dell’opzione di vendita, la cosiddetta PUT, prevista dagli attuali Patti Parasociali.
Un aspetto che, per i consiglieri di Fratelli d’Italia e Uniti per Tosoni, assume particolare rilevanza anche alla luce del precedente assetto. La minoranza richiama infatti l’opzione di vendita da 2,2 milioni di euro prevista nei patti e la mette a confronto con i 5,3 milioni indicati come valore dell’opzione oggi disponibile.
«Aver previsto nei patti un’opzione di vendita da 2,2 milioni a fronte di quella da 5,3 prevista oggi – anzi, fino a ieri – è una sconfitta», sostengono i consiglieri, secondo i quali la fusione rappresenterebbe, nel confronto con l’operazione che ha coinvolto Porto San Giorgio e Astea, un risultato penalizzante per Fermo.
La minoranza torna inoltre sulle discussioni avvenute nei giorni scorsi in Commissione Bilancio, accusando la maggioranza di aver inizialmente negato alcuni elementi relativi all’opzione di vendita. Secondo i consiglieri di opposizione, sarebbe stato il successivo esame della documentazione a consentire di verificare i contenuti dell’operazione.
Altro punto contestato è la futura rappresentanza all’interno della società. I consiglieri di centrodestra sottolineano infatti che Fermo non entrerebbe nel Cda di Astea Energia, mentre Porto San Giorgio avrebbe una presenza nell’organismo. Un elemento che la minoranza considera particolarmente significativo per il capoluogo.
Durissimo anche il giudizio sulle modalità con cui si è arrivati al voto. I gruppi di opposizione riferiscono di aver chiesto più tempo per esaminare una documentazione composta da centinaia di pagine e un momento pubblico di confronto con la cittadinanza. Richieste che, secondo la loro ricostruzione, non sarebbero state accolte.
«I consiglieri di maggioranza che hanno votato a favore si assumono la responsabilità giuridica, umana e politica di questa scelta», affermano Fratelli d’Italia e Uniti per Tosoni.
Nel comunicato non manca infine una contestazione nei confronti del clima della seduta, con riferimenti ai rapporti tra maggioranza e opposizione. I consiglieri parlano di «sorrisini, scherno, disprezzo» e accusano alcuni esponenti della maggioranza di aver irriso le richieste avanzate dalla minoranza.
La fusione è dunque formalmente approvata, ma il confronto politico sulla scelta è tutt’altro che concluso. Per il centrodestra, infatti, saranno soprattutto gli effetti economici, societari e territoriali dei prossimi anni a determinare il bilancio dell’operazione.
