Fermo, ex conceria Sacomar, AVS: «La bonifica non può ridursi a una formalità contabile»

FERMO – Il Consiglio Comunale dell’11 agosto ha avuto al centro anche la questione della bonifica dell’area demaniale situata accanto all’ex-conceria Sacomar. A intervenire sul tema è il coordinamento Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Fermo, con un comunicato stampa firmato da firmato da Sabrina Isidori, segretaria provinciale di Sinistra Italiana – AVS Fermo, in cui si contesta l’approccio dell’amministrazione comunale alla vicenda e chiede maggiore trasparenza sugli atti e sulle modalità dell’intervento.

Secondo AVS, la seduta consiliare era stata richiesta e organizzata dalle opposizioni e l’unico punto inserito dall’amministrazione riguardava la ratifica contabile di una delibera di Giunta relativa alla variante in corso d’opera per completare la bonifica dell’area.

La formazione politica sottolinea però come dietro quello che potrebbe apparire un semplice adempimento amministrativo si nascondano questioni di carattere ambientale e urbanistico. «La ratifica di un atto di giunta, a posteriori, per completare una operazione di bonifica di un sito industriale contaminato può sembrare, ed è stata presentata, come poco più di una formalità contabile, di un atto dovuto», sostiene AVS, evidenziando però la necessità di approfondire gli effetti dell’intervento.

Il consigliere Federico Spagnoli, rappresentante di AVS nella Commissione Bilancio, avrebbe chiesto l’opportunità di affrontare la questione anche nella seconda Commissione, quella Ambiente. Una richiesta che, secondo il coordinamento, avrebbe provocato «nervosismo e incertezza» da parte della maggioranza e dell’amministrazione.

Al centro delle preoccupazioni c’è la presenza di rifiuti contaminati da cromo e altri metalli pesanti. «Stiamo parlando di un’area in cui, per decenni, sono stati sversati rifiuti inquinati da cromo e altri metalli pesanti, a ridosso della conceria», afferma AVS, riconoscendo allo stesso tempo che la bonifica del sito rappresenta «una operazione di massima urgenza e importanza».

Il nodo, secondo la formazione politica, riguarda soprattutto la destinazione dell’area e le modalità con cui verrebbe completata la bonifica. AVS considera infatti «molto azzardato, politicamente e socialmente sbagliato» prevedere una zona residenziale di due ettari destinata ad alloggi sociali e servizi per il nuovo ospedale nelle vicinanze di un sito dove sono presenti rifiuti tossici interrati.

Particolare attenzione viene posta sulla scelta di lasciare in loco una parte dei materiali contaminati. «In questo caso la bonifica consiste nel tombamento in loco di una parte di quelle duemila tonnellate di rifiuti, la parte che non si riesce a portare via a causa dei costi, ovviamente», afferma AVS.

Da qui le domande sui possibili rischi futuri, considerata anche la vicinanza del fiume Tenna e della falda acquifera. «Certamente oggi le analisi dell’Arpam ci dicono che la falda non è inquinata, ma in futuro cosa accadrà?», si chiede il coordinamento, sollevando interrogativi anche rispetto a eventuali eventi sismici o fenomeni di esondazione.

Per approfondire la vicenda, il gruppo consiliare di AVS ha richiesto l’accesso agli atti e ai documenti relativi all’area. «Questo è un punto molto delicato e per comprenderlo meglio il gruppo di AVS ha chiesto un accesso agli atti e ai documenti, che fino ad ora non ha avuto seguito», si legge nel comunicato.

AVS invita quindi a non considerare conclusa la discussione e chiede che si proceda verso una bonifica definitiva, con l’obiettivo di rimuovere e smaltire i rifiuti secondo le normative vigenti.

Ma nel comunicato viene sollevata anche un’ulteriore questione, relativa al rinvenimento di altro materiale nell’area. Prima dell’apertura del cantiere, viene riferito, sarebbe stato trovato «un cumulo di terreno di scavo misto a materiale di demolizione, non presente al momento della redazione del progetto di bonifica, del peso totale di 1435 tonnellate, a cui è stato assegnato il codice CER 170504, di ignota provenienza verosimilmente derivante dalle attività edilizie dei cantieri vicini».

Secondo AVS, l’amministrazione comunale, una volta venuta a conoscenza del rinvenimento, avrebbe dovuto procedere per individuare eventuali responsabilità. «Invece di denunciare il fatto per perseguire i colpevoli, dato che ne era venuta a conoscenza e aveva dati e mezzi per farlo, non ha intrapreso nessuna azione e si è invece occupata della rimozione di questi rifiuti spendendo 77 mila euro di soldi pubblici», sostiene il coordinamento.

La posizione di AVS è quindi che la vicenda non possa essere ricondotta esclusivamente a una questione contabile. «AVS crede che il problema sotteso da una banale ratifica contabile sia molto più ampio e delicato di quanto la maggioranza avrebbe voluto far credere», afferma il comunicato.

La richiesta finale è quella di rendere disponibili al gruppo consiliare e alla cittadinanza tutti gli atti relativi alle caratterizzazioni effettuate in passato e agli interventi riguardanti l’ex-conceria, così da consentire ulteriori approfondimenti e valutare «soluzioni più congrue, sostenibili e durature nel tempo».