Fermo, Di Ruscio attacca la maggioranza dopo la decadenza: «Mille voti non sono zero»

FERMO – «La dittatura della maggioranza e il rispetto degli elettori». È il titolo scelto da Saturnino Di Ruscio per il suo intervento dopo il Consiglio comunale di Fermo del 22 ottobre, durante il quale è stata votata la sua decadenza. Il consigliere di Servire Fermo punta il dito contro gli esponenti della maggioranza e, in particolare, contro le dichiarazioni del consigliere Borraccini, contestando il riferimento ai poco più di mille voti ottenuti.

Secondo Di Ruscio, quelle parole rappresenterebbero un atteggiamento di arroganza politica e una scarsa considerazione nei confronti dei cittadini che lo hanno sostenuto alle elezioni. «Ha dato maggior valore all’arroganza dei numeri piuttosto che al rispetto dei cittadini e delle istituzioni», afferma, giudicando l’intervento un segnale di distanza dalla realtà e dal significato della rappresentanza democratica.

Il primo punto sollevato da Di Ruscio riguarda proprio il peso del consenso elettorale. A suo avviso, sminuire il risultato ottenuto dal consigliere significa mancare di rispetto anche alle persone che lo hanno votato.

«Nell’aula consiliare noi rappresentiamo tutti i cittadini residenti, non solo chi ha votato la maggioranza», sottolinea, ricordando che, secondo i suoi calcoli, la coalizione di governo avrebbe raccolto il consenso del 32% degli aventi diritto al voto.

Da qui il richiamo al pensiero di Alexis de Tocqueville: per Di Ruscio, la democrazia non può trasformarsi in una forma di dominio della maggioranza sulla minoranza. Il risultato elettorale, sostiene, non dovrebbe diventare uno strumento per ridimensionare il ruolo di chi siede tra i banchi dell’opposizione.

Il consigliere di Servire Fermo ribadisce poi che la questione non riguarda la propria posizione personale, ma il modo in cui viene interpretato il ruolo di chi governa la città.

«Il Consigliere Borraccini non deve essere preoccupato da me, ma dovrebbe essere preoccupato, insieme a tutta la maggioranza, dal modo con il quale intende la cosa pubblica», dichiara Di Ruscio. L’esponente dell’opposizione rivendica quindi la necessità di dare voce ai cittadini che lo hanno sostenuto e denuncia quello che considera uno scollamento tra l’amministrazione e una parte della comunità fermana.

Nel suo intervento non manca una stoccata alla maggioranza, che avrebbe ottenuto oltre novemila voti: «È curioso che chi ha preso più di 9000 voti impieghi il proprio tempo in Consiglio comunale a contare i miei, invece di amministrare correttamente».

Di Ruscio articola le proprie critiche richiamando tre principi che, a suo giudizio, dovrebbero guidare l’attività amministrativa. Il primo è il valore costituzionale del voto, che attribuisce a ogni cittadino la stessa dignità nella partecipazione democratica. Il secondo riguarda la funzione della minoranza, chiamata a controllare l’operato della maggioranza e a stimolarne l’azione attraverso il confronto sui contenuti e sugli atti amministrativi.

Il terzo punto è un invito rivolto a chi ha vinto le elezioni: proprio un consenso ampio, secondo il consigliere, dovrebbe tradursi in maggiore capacità di ascolto, inclusione e umiltà, anziché diventare uno strumento per delegittimare il dissenso.

In chiusura, Di Ruscio richiama la storia politica e istituzionale di Fermo, invitando i consiglieri comunali a mostrare maggiore rispetto per il ruolo ricoperto e per l’aula consiliare. «È la gente a definire un luogo», conclude, ribadendo la propria critica a quello che considera un uso distorto dei numeri elettorali.