Ex Fim, il report Unibo: inquinamento confermato e nessuna soluzione risolutiva

PORTO SANT’ELPIDIO – L’Università degli studi di Bologna ha consegnato al Comune il report finale dell’incarico di consulenza sulla Cattedrale Fim. Nell’aprile 2025, l’incarico al Dipartimento di ingegneria civile, chimica, ambientale dell’ateneo bolognese è stato approvato in sede di Conferenza dei servizi. Ai docenti è stato posto un quesito specifico: “Valutare quali siano le tecniche, se vi sono, atte a garantire la messa in sicurezza definitiva della Cattedrale, che tuteli l’ambiente e la salute e sia compatibile con il vincolo, il suo utilizzo e destinazione”. È una relazione di 30 pagine, quella firmata dai prof. Maria Chiara Bignozzi, Alessandra Bonoli, Giovanni Castellazzi, Elisa Franzoni, Andrea Ugolini, che esamina in modo approfondito le condizioni dell’immobile, lo stato di inquinamento, le possibili tecniche di bonifica ad oggi conosciute. Alla luce del documento redatto dai docenti universitari, si provvederà al più presto a riconvocare la Conferenza dei servizi, per esaminarlo e stabilire come procedere per riprendere la bonifica del sito.

Nel report la Cattedrale viene confermata fonte di inquinamento e “la lisciviazione dei metalli pesanti presenti potrebbe portare alla contaminazione delle matrici ambientali circostanti”. Si è rilevato come la stabilità dell’edificio sia “interamente affidata alle strutture metalliche provvisionali che impediscono il collasso delle murature”. Le analisi più recenti, secondo i docenti, offrono un campionamento “che appare garantire un’ottima rappresentatività delle murature, è stato selezionato un numero elevato di punti di prelievo”, 59 campioni su 78 sono risultati inquinati e “in numerose zone i valori di superamento sono di oltre 2 ordini di grandezza superiori ai limiti”.

La relazione prende in considerazione diverse tipologie di bonifica, nessuna delle quali, però, fornisce garanzie di efficacia. L’incapsulamento non costituirebbe una soluzione di messa in sicurezza duratura, la bonifica delle murature presenterebbe efficacia limitata e non ci sono evidenze pratiche, ad oggi, di lavori di questo genere per la bonifica e la rimozione di metalli come quelli presenti alla Fim. Difficile da praticare anche l’elettromigrazione, poiché la contaminazione degli inquinanti interessa entrambi i lati della muratura ed è una tecnica sin qui adoperata solo su terreni. Il report evidenzia che le soluzioni sarebbero non definitive e sperimentali, in quanto “non c’è alcuna evidenza tecnico-scientifica dell’efficacia di tali tecniche per la bonifica delle murature della Cattedrale, come pure nessuna evidenza circa la loro compatibilità con i substrati di interesse […] non sono attualmente disponibili tecnologie di bonifica per le murature inquinate da metalli pesanti e l’esito delle campagne sperimentali in situ è assimilabile ad attività di ricerca sperimentale”.

«Ringrazio i professionisti dell’Università di Bologna per l’attento lavoro di approfondimento – commenta il sindaco Massimiliano Ciarpella – Abbiamo affidato questo incarico ad un ente terzo ed autorevole, per trovare una soluzione praticabile circa la definitiva messa in sicurezza dell’edificio. Il responso è che allo stato attuale non esiste una tecnica provata e sicura che garantisca la bonifica di murature contaminate come quelle della Cattedrale. Ora ci confronteremo in Conferenza dei servizi per ragionare sui prossimi passi. Leggendo la relazione, si percepisce che mantenere la Cattedrale esporrebbe la città a un rischio ambientale e ci consegnerebbe decenni di incertezza. La tutela è un valore, ma non può trasformarsi in accanimento conservativo a carico della collettività. Credo sia arrivato il tempo, non esistendo alternative praticabili, di ragionare e decidere senza preconcetti sul futuro dell’area, se vogliamo che un futuro esista».