E’ tempo di vendemmia, nel fermano il vino racconta il territorio: intervista ad Andrea Renzi

RAPAGNANO – Nel cuore delle Marche, tra le colline del Fermano, l’autunno porta con sé il profumo dell’uva matura e il fermento della vendemmia. Un tempo rituale che si celebrava tra settembre e ottobre, oggi anticipato già ad agosto, segno tangibile di un cambiamento climatico che ha modificato i ritmi della natura e, con essi, quelli della viticoltura.

Per comprendere come si è evoluta questa pratica e cosa ci riserva la stagione 2025, abbiamo incontrato Andrea Renzi, giovane cantiniere presso una cantina di Rapagnano, che ci ha aperto le porte del suo mondo fatto di passione, precisione e rispetto per la terra.

«Il cambiamento climatico ha anticipato la maturazione dell’uva», spiega Renzi. «Oggi si vendemmia già a fine agosto, mentre una volta si iniziava a fine settembre».

La cantina dove lavora è certificata biologica: niente prodotti sistemici, solo trattamenti di copertura. «Il vino biologico è sano e rispettoso dell’ambiente», sottolinea. Una filosofia che si riflette in ogni fase della produzione, dalla selezione dei grappoli alla fermentazione, dalla chiarificazione, dalla degasazione e via  fino all’affinamento in bottiglia.

Nel Fermano dominano Pecorino, Passerina e Montepulciano, varietà che raccontano il territorio e le sue peculiarità. «Produciamo Marche Bianco, Rosato e rossi in purezza: Sangiovese, Sirah e Montepulciano», racconta Renzi. Ogni varietà ha il suo tempo: Pecorino e Sirah maturano presto, Montepulciano e Passerina più tardi. Quest’anno, la vendemmia ha registrato rese più basse, circa 40 quintali per ettaro, ma con una qualità eccellente, soprattutto per il Montepulciano.

La cantina adotta il sistema di allevamento a cordone speronato, che garantisce equilibrio tra quantità e qualità. «Ogni anno dai speroni nascono nuovi tralci», spiega Renzi. Una tecnica che richiede cura e attenzione, ma che premia con uve sane e ricche.

Il vino nuovo nasce circa venti giorni dopo la vendemmia, ma non è subito pronto per il mercato. «Dopo la fermentazione, separiamo il vino dalla feccia e lo lasciamo affinare in acciaio o in barrique», racconta Renzi. I vini riserva, quelli che riposano in legno per uno o due anni, sono le etichette di punta. Il Rosato in purezza sarà imbottigliato a maggio 2026, con un ulteriore affinamento di tre o quattro mesi prima della vendita.

Tra le novità della stagione, spicca il Rosato 2024, che promette di essere uno dei migliori degli ultimi anni. E per il brindisi di fine anno? «Quest’anno niente di speciale, ma stiamo lavorando a una sorpresa per il prossimo… magari uno spumante», anticipa Renzi.

«Bere con moderazione e scegliere il vino giusto per ogni piatto», consiglia infine. Ogni vino ha il suo abbinamento ideale, e in cantina non mancano suggerimenti personalizzati. Per chi cerca autenticità, il biologico è la scelta giusta.

In un mondo dove il vino rischia di diventare prodotto industriale, Andrea Renzi ci ricorda che dietro ogni bottiglia c’è una storia, un territorio, una mano che lavora. E che la vendemmia, oggi come ieri, è ancora un momento sacro.

foto Roberto Postacchini