Dopo il trionfo ad Amandola, “La luna sott’acqua” conquista anche Marateale

AMANDOLA – C’è anche una storia marchigiana nel successo internazionale di Alessandro Negrini. La luna sott’acqua, il film dedicato a Erto e alla tragedia del Vajont, dopo aver conquistato il Sibillini Film Festival di Amandola, dove ha vinto come miglior film sia nella categoria documentario sia nella categoria finzione, ha ottenuto un nuovo importante riconoscimento a Marateale 2026 – Premio Internazionale del Cinema, conquistando il Premio ARPA e raggiungendo il traguardo del 19° premio internazionale.

Un risultato che conferma la forza di un’opera capace di attraversare i confini tra generi e territori: un film nato dalla memoria di Erto e del Vajont, ma accolto anche nelle Marche, dove è stato presentato in importanti sale cinematografiche della regione.

Il riconoscimento è arrivato in una serata che ha visto protagoniste alcune delle più importanti personalità del cinema italiano e internazionale. Alessandro Negrini è stato premiato sul palco di Marateale 2026 accanto a Karla Sofía Gascón, attrice protagonista di Emilia Pérez, al centro dell’attenzione internazionale dopo il successo del film, e a Natasha Lyonne, attrice e produttrice statunitense conosciuta per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive. Tra gli altri premiati della serata anche Massimiliano Caiazzo, Dario Aita e la sceneggiatrice Francesca Chiappetta per Franco Battiato – Il lungo viaggio.

Un riconoscimento che colloca La luna sott’acqua e il percorso artistico di Negrini all’interno di una delle più importanti vetrine cinematografiche italiane, accanto a protagonisti del cinema contemporaneo nazionale e internazionale.

Il legame del regista con le Marche nasce anche da importanti incontri artistici e umani. Tra questi, l’amicizia con Mario Dondero, uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, che aveva particolarmente amato Paradiso, il pluripremiato film di Negrini girato a Derry, in Irlanda del Nord.

Nel film, Negrini racconta la storia di un gruppo di anziani musicisti che cerca di organizzare una grande serata danzante capace di riunire cattolici e protestanti, trasformando la musica in uno spazio di incontro dopo decenni di divisioni. Un racconto di comunità, memoria e riconciliazione che aveva colpito profondamente Dondero, da sempre attento alle storie degli ultimi, ai luoghi segnati dalla storia e alla capacità delle persone di costruire ponti attraverso la cultura.

Proprio per il forte legame con il film, Dondero contribuì a farlo conoscere presentandolo in diverse occasioni in giro per l’Italia, spesso in abbinamento alle sue mostre fotografiche. Cinema e fotografia si incontravano così in un unico percorso dedicato alla memoria, ai volti e alle storie delle comunità, confermando una sintonia profonda tra lo sguardo del fotografo e quello del regista.

Un’affinità fondata sulla convinzione che immagini e racconti possano diventare strumenti di testimonianza, dialogo e resistenza all’oblio.

Scritto dallo stesso Alessandro Negrini insieme allo sceneggiatore Fabrizio Bozzetti, La luna sott’acqua è una coproduzione internazionale tra Italia, Slovenia e Norvegia. Un’opera costruita attraverso un lungo percorso creativo durato dieci anni, che unisce il rigore del cinema documentario alla dimensione sospesa e onirica del realismo magico.

A contribuire alla forza visiva del film è la fotografia di Oddgeir Sæther, direttore della fotografia di numerose opere di David Lynch, che restituisce al paesaggio di Erto una dimensione insieme concreta e visionaria. Le musiche originali di Andrea Gattico accompagnano il viaggio del film con una partitura emozionale capace di amplificare il rapporto tra memoria, dolore e speranza.

La luna sott’acqua diventa così un racconto in cui il paesaggio non è soltanto sfondo, ma protagonista: un luogo ferito dalla storia che attraverso il cinema torna a respirare, trasformando la memoria della tragedia in una forma di resistenza dello sguardo.