A14I lavori nel tratto dell’A14 tra Porto Sant’Elpidio e San Benedetto del Tronto vanno avanti dal 2018 e, secondo le previsioni attuali, potrebbero concludersi solo alla fine del 2027. Nove anni complessivi di cantieri che continuano a incidere pesantemente sulla quotidianità di chi utilizza l’autostrada per lavoro.
A sottolinearlo è il Comitato Arretramento FS e A14 Marche Sud, che evidenzia come “si tratti di un periodo lunghissimo, che sta condizionando in modo significativo tutti coloro che non hanno alternative all’uso dell’autostrada”.
Il Comitato riconosce che alcuni fattori abbiano contribuito ai ritardi: “È vero che eventi come il cambio di proprietà di ASPI, che sembra aver portato una gestione più professionale, o l’incendio nella galleria Vinci del 2024, hanno inciso sui tempi”. Tuttavia, la causa principale viene individuata nella natura del territorio.
“Il tratto tra Porto Sant’Elpidio e San Benedetto del Tronto si sviluppa in un’area che non si prestava a sostenere una grande infrastruttura ai piedi della collina”, spiegano dal Comitato. “Il Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Marche lo certifica come territorio a grave rischio frana”.
Una fragilità confermata anche dagli studi geologici: “Le coste alte sono generate da deformazioni tettoniche di tipo compressivo, con sollevamenti differenziati e terremoti intensi. I terreni, composti da argille e sabbie, tendono a scivolare quando vengono alterati da scavi e gallerie”.
A peggiorare il quadro, secondo il Comitato, anche gli interventi del passato: “L’uso della dinamite negli anni Sessanta ha creato microfratture che hanno ulteriormente aumentato l’instabilità dei versanti”.
Gli attuali lavori in corso, sottolineano, rappresentano una prova concreta di questa complessità: “ASPI sta intervenendo con opere molto invasive e costose. Si stanno inserendo gusci in acciaio e cemento per rinforzare le gallerie, si effettuano iniezioni di resine e cemento per consolidare il terreno e si realizzano sistemi di regimazione delle acque”.
Fondamentale anche il monitoraggio continuo: “Sono stati installati sistemi laser e sensori che rilevano ogni minimo spostamento delle pareti. Se la collina esercita una pressione eccessiva, scatta immediatamente l’allerta”.
Proprio alla luce di questo scenario, il Comitato solleva forti dubbi sulla possibilità di ampliare ulteriormente l’infrastruttura: “Se già oggi sono necessari interventi così complessi e costosi per mantenere in sicurezza il tracciato esistente, non appare ragionevole pensare alla realizzazione della terza corsia”.
Una posizione netta anche sul piano politico: “Dopo un’iniziale fase di entusiasmo da parte di una parte della politica regionale e locale, che ha mostrato una scarsa conoscenza delle criticità ambientali del territorio, oggi sul tema è calato il silenzio”.
Il Comitato lancia quindi un appello alle istituzioni: “È necessario che la politica torni a svolgere il proprio ruolo di rappresentanza delle esigenze della comunità locale, chiedendo al Ministero e ad ASPI di valutare alternative progettuali rispetto alla terza corsia e al mini arretramento, soluzioni che riteniamo non sostenibili”.
