Cinema, le Marche conquistano il grande schermo. Agostini: «Oltre 100 produzioni in tre anni, ora puntiamo all’estero»

CINEMA – Dalle coste alle colline, dai borghi dell’entroterra alle montagne ferite dal sisma. Le Marche cercano nel cinema e nell’audiovisivo un nuovo strumento per raccontare il territorio, promuoverlo e generare ricadute economiche e turistiche. Negli ultimi tre anni sono state oltre 100 le produzioni attratte e sostenute dalla Marche Film Commission, un risultato che, secondo il presidente della Fondazione Marche Cultura Andrea Agostini, ha contribuito a far conoscere la regione anche come terra di cinema.

Agostini ne ha parlato ai microfoni di MaNews, nell’ambito del viaggio dell’emittente nel territorio marchigiano. «La cosa più importante di queste oltre 100 produzioni in tre anni – spiega – è aver aggiunto un messaggio al mercato nazionale: nelle Marche tutto è possibile».

Secondo il presidente della Fondazione, infatti, la forza della regione sta soprattutto nella varietà dei suoi paesaggi e nella possibilità di trasformare borghi, città, mare, colline e montagne in scenografie per produzioni molto diverse tra loro. «Viviamo immersi nella bellezza, dal mare alle colline e ai monti, per non parlare di borghi, musei e chiese. Quale angolo non è bello da noi?», sottolinea Agostini. Una ricchezza che può consentire di ricostruire scenari differenti senza necessariamente dichiarare che il set si trova nelle Marche.

Ma la strategia della Marche Film Commission non guarda soltanto alle località più conosciute. Una particolare attenzione viene riservata ai borghi e alle aree interne, comprese quelle colpite dal terremoto. Attraverso i bandi di sostegno alle produzioni audiovisive sono stati infatti previsti punteggi aggiuntivi per i progetti capaci di portare le troupe nei territori meno conosciuti e maggiormente svantaggiati.

Un esempio è il documentario “142 secondi – Il battito della terra”, dedicato alla montagna marchigiana e presentato anche al Festival della Montagna di Trento. «Il cinema è innanzitutto narrazione – evidenzia Agostini – e c’è bisogno di una nuova narrazione delle Marche, soprattutto di quelle aree meno conosciute o più disagiate». L’obiettivo è dunque utilizzare l’audiovisivo non soltanto come vetrina, ma anche come strumento di memoria e valorizzazione delle comunità.

L’audiovisivo come investimento economico

Dietro le produzioni cinematografiche, però, non c’è soltanto la promozione del territorio. Secondo Agostini, il settore produce ricadute economiche immediate. «Cassa Depositi e Prestiti dichiara che un euro investito nell’audiovisivo significa 3,53 euro di ricaduta», afferma il presidente. Le troupe coinvolgono infatti maestranze, strutture ricettive, ristoranti, trasporti e servizi.

La Marche Film Commission ha inoltre puntato sul coinvolgimento delle professionalità locali. «Abbiamo sempre preteso maestranze marchigiane», spiega Agostini, sottolineando come una produzione cinematografica possa attivare una filiera economica che va ben oltre le giornate di ripresa.

A questo si aggiunge l’effetto promozionale che può trasformarsi, nel tempo, in nuovi flussi turistici. Agostini cita alcuni esempi legati agli attori e ai professionisti che hanno lavorato nelle Marche e che successivamente hanno scelto di tornare nella regione per trascorrere le proprie vacanze. «C’è una ricaduta immediata di commercio e servizi e una ricaduta potenziale nel breve e medio termine anche turistica», osserva.

«Siamo al tavolo delle grandi Film Commission»

La crescita del settore ha portato la Marche Film Commission a confrontarsi con realtà regionali che vantano una tradizione cinematografica molto più consolidata. «Siamo partiti per ultimi e probabilmente oggi sediamo al tavolo delle prime della classe, delle grandi», rivendica Agostini. Una crescita ottenuta nonostante una dimensione regionale contenuta e «un budget moderato», facendo leva soprattutto sulla bellezza del territorio e sulla capacità di creare relazioni.

Un ruolo importante, secondo il presidente, è svolto anche dalla collaborazione con i Comuni e con le istituzioni. «Abbiamo 225 sindaci, tutti disponibili, e istituzioni regionali disponibili. Non c’è cosa che in termini di assistenza, anche burocratica, non si possa ottenere in tempi brevi, nel rispetto dei vincoli di legge».

L’obiettivo per il futuro è ora ancora più ambizioso: portare nelle Marche produzioni internazionali e costruire una narrazione cinematografica capace di uscire dai confini regionali e nazionali. «Stiamo lavorando per intercettare produzioni internazionali che diano una visibilità internazionale», annuncia Agostini.

Ma c’è anche un altro traguardo: raccontare storie marchigiane con una qualità artistica tale da poter competere nei principali festival cinematografici. «Stiamo cercando di realizzare un racconto di storie nostre, delle Marche e dei marchigiani, ma con una potenzialità artistica capace di portarci nei principali festival internazionali. Penso a Venezia e Cannes. Questo è l’obiettivo di medio e lungo termine».

Dopo aver conquistato il grande schermo italiano, dunque, le Marche guardano oltreconfine. Con una convinzione precisa: il cinema può essere contemporaneamente cultura, promozione territoriale, lavoro e turismo.