FERMO – A pochi giorni dalla Cavalcata dell’Assunta, interviene l’arcivescovo Rocco Pennacchio con una riflessione sul significato religioso della festa e sulle recenti discussioni legate alla decisione del Consiglio di Cernita di ridurre il numero dei figuranti presenti nel corteo del 15 agosto.
L’Arcivescovo precisa di non voler entrare nel merito della scelta organizzativa, sottolineando però che tale decisione, a suo avviso, non incide sulla dimensione spirituale e mariana della celebrazione. «La decisione presa – spiega Pennacchio – non pregiudica la dimensione più squisitamente spirituale e mariana della festa». Un passaggio che arriva anche dopo il dibattito nato attorno alla proposta avanzata da un comitato di recente costituzione di organizzare una processione mariana e consegnare all’Arcivescovo uno stendardo raffigurante l’Assunta.
Proprio su questo punto il presule esprime alcune perplessità, legate soprattutto ai toni utilizzati e al rischio che la devozione possa diventare terreno di contrapposizione. «La proposta di organizzare una processione mariana mi lascia perplesso per la vena polemica che traspare dal comunicato diffuso e per la pressione che intende esercitare sul vescovo perché la ratifichi – afferma Pennacchio -. La devozione mariana del nostro popolo non può essere usata come strumento divisivo: la comunione è un valore più grande delle forme esteriori della religiosità».
Nel suo intervento l’Arcivescovo richiama quindi i momenti che, dal punto di vista religioso, rappresentano il cuore della Solennità dell’Assunta. In particolare ricorda il corteo del 14 agosto, quando le dieci contrade raggiungono la Cattedrale partendo dalla porta di Santa Lucia, in un momento di preghiera e condivisione ispirato alla tradizione raffigurata nel Messale de Firmonibus. «Le contrade convergono in Cattedrale offrendo doni alla Vergine – ricorda – come segno della personale consacrazione a Maria».
Il momento centrale resta però il solenne pontificale del 15 agosto, definito dall’Arcivescovo il culmine della dimensione spirituale della festa. «Nell’Eucaristia, nella fraternità e nella comunione si mette alla prova l’autenticità della fede in Cristo e della devozione a Maria – sottolinea Pennacchio -. Invito tutto il popolo fermano a partecipare, perché la fede non può dirsi viva senza l’ascolto della Parola e la partecipazione all’Eucaristia».
L’Arcivescovo richiama poi anche il percorso storico della Cavalcata, ricordando come, nonostante le origini antiche, l’attuale forma della manifestazione abbia radici più recenti a causa delle numerose interruzioni avvenute nel corso dei secoli, fino alla ripresa del 1982. «Essendosi ripresa la tradizione della festa da poco più di quarant’anni – afferma – probabilmente viviamo ancora una fase di comprensione dell’essenziale di questa grande e importante manifestazione».
Infine, Pennacchio invita a superare le contrapposizioni e a riprendere, dopo la festa, un confronto sereno sul futuro della Cavalcata. «Se ci sarà qualcosa da migliorare o correggere – conclude – possa proseguire in modo pacato la riflessione su come vivere un’autentica devozione mariana nel rispetto della storia della Cavalcata».
