REPORT – Oltre mille persone detenute nei sei istituti penitenziari delle Marche, un tasso di sovraffollamento regionale che arriva al 125% e una situazione particolarmente critica a Fermo, dove a fronte di una capienza di 44 posti si registrano mediamente circa 70 presenze. Sono alcuni dei numeri emersi durante l’incontro organizzato da Antigone a Porto San Giorgio, dedicato alla presentazione del report 2025 sulle condizioni di vita all’interno delle carceri marchigiane.
Al centro del confronto non ci sono soltanto le statistiche, ma soprattutto le condizioni nelle quali le persone detenute trascorrono il periodo di reclusione e le possibilità concrete di avviare un percorso di reinserimento sociale.
A illustrare il quadro regionale è stata Giulia Torbidoni di Antigone Marche, che ha parlato di istituti sempre più chiusi e di crescenti difficoltà anche per le attività portate avanti dal volontariato.
Secondo l’associazione, negli ultimi mesi il sovraffollamento avrebbe raggiunto livelli particolarmente pesanti. La situazione di Fermo viene indicata come uno degli esempi più evidenti: circa 70 persone ristrette a fronte di una disponibilità teorica di 44 posti.
Una condizione che, secondo Antigone, rende più difficile costruire percorsi personalizzati di recupero, soprattutto in presenza di una carenza di attività lavorative, formative e culturali.
«In queste condizioni è veramente difficile immaginare un percorso individuale di recupero», ha sottolineato Torbidoni, evidenziando anche le difficoltà legate alle nuove regole interne che, secondo l’associazione, renderebbero più complicato lo svolgimento delle attività di volontariato.
Più di mille detenuti nelle Marche
Il report fotografa una situazione che coinvolge l’intero territorio regionale. Nei sei istituti marchigiani le persone detenute hanno superato quota mille, con un livello di occupazione complessivo che, secondo i dati illustrati da Antigone, si attesta al 125%.
Tra i numeri citati durante l’incontro figurano anche i 334 detenuti stranieri, mentre il carcere di Pesaro ospita una sezione femminile destinata a 22 donne.
Dati che, secondo i partecipanti al confronto, vanno letti evitando di ridurre la realtà carceraria a semplici statistiche.
Lo ha sottolineato Giorgio Magnanelli, volontario storico del carcere di Fossombrone, dove da anni svolge numerose attività. Il suo invito è a guardare alle persone che si trovano dietro le sbarre e alle loro storie personali, spesso segnate da fragilità sociali e dipendenze.
Magnanelli ha inoltre evidenziato come, in alcuni casi, trascorra molto tempo tra il momento del reato e quello della condanna definitiva, con persone che nel frattempo possono aver intrapreso un percorso di vita completamente diverso.
Le criticità del carcere di Fermo
Particolare attenzione è stata dedicata all’istituto penitenziario fermano. Secondo quanto riportato nel rapporto, nella sezione reclusione le camere sono in larga parte organizzate con letti a castello, in alcuni casi anche con una terza branda.
A questo si aggiunge il tema delle fragilità sanitarie. Antigone riferisce che più della metà della popolazione detenuta presenta problematiche legate alla tossicodipendenza.
Durante l’incontro è stata inoltre segnalata la difficoltà, per alcune persone detenute, di accedere tempestivamente alle prestazioni sanitarie e agli esami diagnostici.
Il quadro regionale presenta poi altre criticità sul fronte organizzativo: secondo il report, soltanto il 70% degli istitutidispone di un direttore con incarico esclusivo, mentre il rapporto tra detenuti ed educatori arriva a circa 70 persone per ogni educatore.
Un dato particolarmente significativo riguarda infine i decessi: nel corso dell’anno preso in esame dal rapporto, nelle carceri italiane sono morte più di 80 persone.
«Un tema scomodo, ma non possiamo ignorarlo»
Al confronto ha partecipato anche Glauco Giostra, da tempo impegnato sul tema delle condizioni del sistema penitenziario italiano e locale.
Il suo intervento ha puntato l’attenzione sulla distanza tra il dibattito politico e la realtà quotidiana degli istituti di pena. Secondo Giostra, il tema delle riforme carcerarie torna periodicamente al centro dell’attenzione, ma rischia di perdere spazio una volta terminate le campagne elettorali.
«È un tema scomodo, divisivo e complesso – ha osservato – ma bisogna parlarne perché siamo davvero in un tempo delicatissimo».
Per i partecipanti all’incontro, la funzione della detenzione non dovrebbe esaurirsi nella privazione della libertà, ma comprendere anche strumenti capaci di favorire il recupero e ridurre il rischio di recidiva.
Lo sportello di Antigone e il garante dei detenuti
Antigone mantiene attivi nelle carceri marchigiane sportelli di ascolto attraverso i quali vengono raccolte segnalazioni e problematiche delle persone ristrette. Un’attività presente anche a Fermo.
Durante l’incontro Giovanna Fanci, volontaria di Antigone, e Sabrina Isidori, segretaria provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra, hanno annunciato l’intenzione di lavorare per chiedere al Comune di Fermo l’istituzione del garante dei detenuti.
L’obiettivo è rafforzare gli strumenti di ascolto e tutela all’interno della struttura penitenziaria, mantenendo aperto un canale tra il carcere, le istituzioni e il territorio.
La questione, è stato ribadito, riguarda persone che hanno commesso un reato ma che devono poter disporre di condizioni dignitose e di concrete opportunità per intraprendere un percorso di cambiamento.
È proprio su questo punto che Antigone concentra una parte significativa della propria attività: la qualità della vita durante la detenzione e la possibilità di costruire un futuro fuori dal carcere sono considerate elementi fondamentali per rendere effettivo il principio della rieducazione della pena.
