Caporalato e sfruttamento nel settore agricolo: per la Cgil è allarme anche nel Fermano

FERMANO – Un sistema di sfruttamento del lavoro agricolo che continua a colpire migliaia di braccianti in Italia, con condizioni spesso irregolari e al limite della legalità, torna al centro del dibattito dopo i recenti fatti di cronaca avvenuti ad Amendolara, dove tre lavoratori sono stati uccisi e un quarto è sopravvissuto all’aggressione.

L’episodio ha riportato l’attenzione nazionale sulle dinamiche del caporalato e sul modello di sfruttamento che, secondo le organizzazioni sindacali, non riguarda soltanto alcune aree del Sud Italia ma rappresenta un fenomeno diffuso lungo tutta la filiera agricola nazionale.

A rilanciare l’allarme è la FLAI-CGIL della provincia di Fermo, che segnala come anche nel territorio fermano siano presenti pratiche di lavoro irregolare: ore non registrate o non retribuite, salari al di sotto dei minimi contrattuali e contributi non versati.

Secondo le denunce raccolte dal sindacato, non mancano inoltre situazioni di forte disagio abitativo e difficoltà nei trasporti per i lavoratori stagionali impiegati nelle campagne, in particolare lungo la val d’Aso. Una condizione che riguarda soprattutto braccianti stranieri, spesso costretti ad accettare qualsiasi forma di impiego a causa di barriere linguistiche, precarietà amministrativa e necessità economiche.

“Troppo spesso chi lavora nei campi è costretto ad accettare condizioni che non rispettano diritti e contratti”, è la sintesi delle segnalazioni raccolte dalla CGIL di Fermo, che sottolinea come il fenomeno non sia episodico ma strutturale.

Il sindacato ribadisce il ruolo fondamentale delle proprie attività di controllo e tutela, ma evidenzia anche la necessità di un intervento più ampio che coinvolga istituzioni e società civile. In questo quadro viene richiamata l’importanza degli strumenti normativi già esistenti per il contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato.

Particolare attenzione viene posta all’attivazione della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, prevista dalla normativa nazionale e pensata come strumento di monitoraggio e coordinamento tra istituzioni e parti sociali. Nel territorio di Fermo, secondo quanto riportato, è stata espressa soddisfazione per la disponibilità dell’INPS locale ad avviare la sezione territoriale della rete, anche a seguito delle sollecitazioni sindacali condivise con FAI-CISL e UILA-UIL.

La sezione territoriale avrebbe il compito di raccogliere dati sul lavoro agricolo locale e favorire interventi condivisi per contrastare le irregolarità. Tuttavia, viene sottolineato come la provincia di Fermo sia ancora l’unica nelle Marche a non aver completato formalmente l’attivazione dello strumento.

Nel comunicato si richiama infine la necessità di rafforzare controlli e presenza dello Stato nei settori più esposti al rischio di sfruttamento. “Laddove mancano controlli e trasparenza crescono le zone d’ombra e con esse le ingiustizie”, è il monito rilanciato dal sindacato, che auspica una rapida convocazione della prima riunione della sezione territoriale.

L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare l’analisi del fenomeno in interventi concreti per migliorare le condizioni di lavoro nel settore agricolo del Fermano e contrastare in modo strutturale il lavoro irregolare.